Ma allora bastava Salvini…

Con il suo genuino e schietto candore il Bonaccini che vuole più autonomia nei settori della scuola e dell’università, dell’energia, delle grandi infrastrutture, dei beni ambientali e culturali,  delle casse di risparmio e delle ferrovie locali, e non ultimo, della sanità, viste le performance in corso, si propone come icona rappresentativa, a testimonianza vivente e emblematica  del fatto che destra e riformisti sono ugualmente e entusiasticamente al servizio dell’ideologia liberista.

Non a caso ho scritto “riformisti”, avrei potuto scrivere progressisti, insomma impiegando una di quelle definizioni che hanno perso ancora più senso del termine “sinistra”, ormai obsoleto e inadeguato se lo usano ancora come improperio o minaccia Berlusconi a Nizza, Feltri alla consona toilette, Mentana rimpiangendo l’Esule, i fedeli incrollabili dell’Europa che giurano in nome dell’oblio delle carte costituzionali troppo condizionate dalle lotte di liberazione nazionali. Che ormai concordano nel ritenere che Sanders o quelli di Podemos, Mélenchon o Corbyn  siano pericolosi sovversivi né più né meno dei lontani congressisti di Bad Godesberg.

Così il diplomato, che vanta nel suo scarno curriculum solo esperienze professionali di funzionario senza Frattocchie presto promosso a carriere elettive, va a ricoprire il prestigioso incarico di interprete  (in compagnia della sua “Coraggiosa” vicepresidente sempre audacemente allineata sulla secessione, sulle trivelle) di quello che è stato chiamato il neoliberismo progressista, feroce quanto quello bancario, finanziario, poliziesco, con in più l’amaro sapore del tradimento di ceti già penalizzati nei livelli di reddito, qualità dei servizi sociali, luoghi di vita, mobilità sociale e fisica, istruzione e cultura, che sarebbe diventato lecito disprezzare, opprimere.

estratto da https://ilsimplicissimus2.com/2020/04/19/lex-compagno-malaccini/