Ponte sul Panaro (storia)

Di un collegamento stabile fra Bondeno (centro Storico) e Borgo San Giovanni
(l’abitato posto sulla sponda destra del Panaro) hanno parlato alla fine del
Settecento i cronisti bondenesi V. Cottica e M. Nannini precisando che
anticamente fra le due sponde esisteva un ponte di pietra, distrutto in epoca
imprecisata dalle armate che hanno occupato il paese, le cui pile, ancora visibili
sul fondo del fiume alla fine del Settecento sono state inghiottite dalle torbide
del Panaro. In corrispondenza dell’anno 1502, il “Libro dei Privilegi” del
comune fornisce il testo del mandato col quale i fattori generali del duca di
Ferrara hanno incaricato certo Simon Cavallaro di trasferire da Modena a
Bondeno dieci travi di legno necessarie per la costruzione del ponte del paese.
Un articolo scritto nel 1889 da A. Bottoni riporta che il ponte costruito al
tempo degli estensi è stato disfatto nel Seicento perché in pessime condizioni
di manutenzione e di fronte all’incapacità di ricostruirlo, il collegamento fra le
due sponde è stato realizzato con un ponte su barche dalla famiglia Pio, peraltro
titolare di un diritto di feudo “Ad usum regni”, accordato alla medesima
nell’anno 1627 dal Pontefice Urbano VIII.
Nell’anno 1760, le aumentate esigenze di collegamento fra le due sponde del
fiume hanno indotto il comune a realizzare un nuovo ponte in muratura su tre
archi, sulla base di un progetto elaborato dal ferrarese A. Baruffaldi, con una
spesa di scudi 10.102 e bajocchi 51. La nuova struttura, lunga 35 metri e larga
8, a causa di un difetto di costruzione e di un’anomalia del terreno sul quale
appoggiava il pilone sinistro, nell’ultima decade dell’Ottocento, quando ponte
e strade di raccordo erano passati fra le competenze dell’Amministrazione
Provinciale ha dovuto quindi essere sostituito con un ponte in ferro, appoggiato
su piloni in muratura. La nuova opera, con una luce di metri 60 ed una
carreggiata di metri 8, è stata realizzato nel primo semestre del 1898 dalla
Società Nazionale Officine di Savigliano di Torino con una spesa di Lire
225.000 (corrispondenti a Lire 1.434.262.005 dell’anno 2000), alle quali furono
aggiunte ulteriori 480.000 lire per la costruzione delle due rampe di accesso e
la demolizione del ponte in muratura, lavori questi affidati all’imprenditore
bondenese Alessandro Medini. Il ponte in ferro, che con l’arcata di metri 7,50
nel punto più alto costituì l’orgoglio dei bondenesi della prima metà del
Novecento, il 22 aprile 1945 è stato però fatto saltare dalla truppe tedesche in
ritirata nel vano tentativo di contrastare l’avanzata dell’esercito alleato.
Immediatamente dopo la “Liberazione”, operai diretti dal Comitato di
Liberazione Nazionale, ripristinarono il collegamento fra le due sponde del
Panaro mediante una passerella su barche per rendere accessibili l’Ospedale
ed il Camposanto ai bondenesi del centro storico ed il Municipio, le scuole ed
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i mulini a quelli della sponda destra. Il disagio imposto alla cittadinanza dalla
struttura provvisoria e l’impossibilità di utilizzarla sia per i trasporto che per
sostenere la condotta dell’acquedotto hanno spinto l’Amministrazione
Comunale ed il C.N.L. a rivolgere, fin dal 28 luglio 1945, la richiesta di un
nuovo ponte all’Amministrazione Provinciale. Il ponte provvisorio, come sarà
chiamato, che smentendo la provvisorietà è rimasto onorevolmente in esercizio
fino al 1976 è stato costruito su progetto dell’Ingegner A. Bonora, impiegando
l’acciaio del ponte fatto saltare dai tedeschi e quanto è stato possibile recuperare
dalla dismesse aviorimesse dell’aeroporto di Ferrara. Appoggiato sulle
fondazioni dei piloni in muratura del ponte del 1760 è stato aperto al traffico
nella primavera del 1946, limitatamente ai mezzi con peso complessivo non
superiore a 15 Tonnellate. L’Amministrazione Provinciale di Ferrara, frattanto,
fin dagli inizi degli anni Settanta, avvalendosi dell’indennizzo dei danni di
guerra, ricevuto come corrispettivo per la distruzione del ponte in ferro fatto
saltare dai tedeschi ha costruito un nuovo ponte più a monte di quello
provvisorio, collegato con le strade esistenti mediante un nuovo tracciato di
poco superiore al chilometro per evitare che i mezzi provenienti da Ferrara e
diretti verso il mantovano e viceversa fossero costretti ad attraversare l’abitato
di Bondeno. La stessa amministrazione, il 9 aprile 1971, sulla base di una serie
di saggi e perizie compiute sull’impalcato e sulle strutture portanti del ponte
provvisorio costruito nel 1945 ha trasferito lo stesso al comune di Bondeno
decretandone però la chiusura. Il provvedimento ha provocato le comprensibili
proteste dei bondenesi di entrambe le sponde del fiume, per cui
l’Amministrazione Comunale, tramite il sindaco Nino Bergamini è stata suo
malgrado costretta a farsi carico del nuovo problema, risolto con la decisione,
coraggiosa per il notevole impegno tecnico e finanziario, di costruire un nuovo
ponte in muratura in sostituzione di quello provvisorio ed in attesa della nuova
struttura, riaprire il ponte provvisorio con circolazione a senso unico alternato
regolata da un semaforo e limitazione di peso a dieci quintali e sagoma a due
metri. La scelta del progettista di un’opera tanto impegnativa sul piano tecnicourbanistico,
da inserire nel tessuto già esistente nel rispetto dei nuovi vincoli
imposti dalle leggi del fiume (aumento di quasi due metri delle sommità arginali,
compiuto dopo la “Rotta del Po del 1951”), ha spinto l’Amministrazione
Comunale a contattare l’Ingegner Carmelo Galeotti, appartenente all’ufficio
tecnico dell’Amministrazione Provinciale e membro della commissione
incaricata a suo tempo di verificare la stabilità del ponte provvisorio, che dopo
un’accurata ricognizione dei luoghi ha proposto la soluzione ritenuta più idonea.
Acquisiti i dati più importanti (posizione del ponte da costruire, adeguamento
della viabilità esistente alle nuove quote indicate dall’Ufficio del Genio Civile
e tipo della struttura in grado di rispondere ad esigenze tanto diverse) è stata
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decisa la scelta del progettista nella persona dell’Ingegner Pier Vincenzo Righi,
docente di scienze delle costruzioni presso l’Università di Bologna, mentre
all’Ingegner Galeotti che tanto proficuamente aveva collaborato col comune,
è stato affidato il compito di collaudatore in corso d’opera.
Il Consiglio Comunale, nella seduta del 14 giugno 1973 ha esaminato ed
approvato il progetto con un impegno di 158 milioni di lire, ad intero carico
del bilancio comunale, ma gli ostacoli da superare erano appena iniziati. Infatti,
il 24 marzo 1974, l’asta bandita per l’affidamento dei lavori è andata deserta
perché oramai era in atto l’ascesa dei prezzi innescata dall’aumento dei prodotti
petroliferi e la successiva asta, con offerte in aumento rispetto alla prima, si è
svolta il 23 novembre 1974 con aggiudicazione dei lavori all’impresa Giuseppe
Sarti & C di Ferrara, con aumento sul prezzo base d’asta del 97,60 per cento.
Consegnati i lavori il 18 giugno 1875, gli stessi si sono conclusi il 30 settembre
1976 con una spesa che ha portato il costo complessivo a Lire 340.364.800 fra
opera principale e lavori di completamento.
Il nuovo ponte, lungo metri 58,50 (metri 23,50 in più rispetto a quello costruito
nel 1760), comprende il piano viabile di metri 7,50 più due marciapiedi rialzati
larghi metri 1,20 ed appoggia su pile in calcestruzzo armato realizzate con
colonne del diametro di metri 1,20, lunghe metri 35, interamente fondate per
le spalle e di metri 28 per quelle centrali. Per garantire un giusto margine di
sicurezza fra le sottotravi che sorreggono il piano stradale e la quota di massima
piena del fiume è stato necessario portare la quota dell’opera finita ad un
maggior livello rispetto a quello del ponte del 1945 e cioè realizzare la quota
di sottotrave a metri 17,05 sul c.m. e quella del piano viabile a metri 18,60 col
conseguente inasprimento delle rampe di collegamento con la viabilità esistente.
La fisionomia generale della zona ha subito pertanto un ulteriore mutamento,
imposto dalla legge del fiume che, lentamente ma continuamente, ha spinto
gli argini a quote sempre più alte, ponendo nuovi problemi per la sicurezza, il
traffico e l’erogazione dell’acqua. E quella legge ha voluto essere a suo modo
rappresentata su una delle colonne portanti della grande struttura. Un pescatore
di Borgo San Giovanni infatti, a bordo di una piccola barca, nel momento
peggiore della grande piena che ha avuto luogo nell’anno 2000 ha tracciato
con mano malferma su una delle colonne un segno nero e la cifra 2000, nel
punto più alto raggiunto dall’acqua in quell’occasione, che prossimo
all’intradosso, ricorda anche al passante più distratto dove si è spinto il fiume.
L’inaugurazione ufficiale dell’opera, onore e vanto di un’Amministrazione
Comunale che ha avuto il coraggio di mantenere il collegamento urbano più
antico fra le sponde del Panaro attraversante il paese è stata compiuta senza
clamori il 10 ottobre 1976, con l’apertura dei festeggiamenti organizzati per
la Fiera di Ottobre.

Comune di Bondeno

Goliardia

da bondeno.com

bondenocom

Anche chi è stato goliarda probabilmente non ne conosce tutti gli aspetti, per questo consigliamo di partire dalla voce  di Wikipedia, magari stampandola.

Da qui si vede che anche a Bondeno esisteva il “Marchesato della Torre Matildea”, di cui alleghiamo una testimonianza (assieme ad altre del periodo).

Poi c’è il capitolo, forse più conosciuto, dei “Canti goliardici”, per il quale vi rimandiamo all’introduzione di un Libro di Alfredo Castelli :

Infine, se volete ascoltare qualcosa, dal famoso coro patavino “Lenguazza”, registrato a Cento (FE):

https://archive.org/details/lenguazza

https://archive.org/details/lenguazza2

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Ferrara è bella

Sabato 26 e Domenica 27 Marzo

4 itinerari a piedi e in bicicletta per vedere, scoprire, capire Perché Ferrara è Bella!

Sabato 26 ore 10.30Ferrara Medioevale alla scoperta delle origini fluviali e mediterranee della città. Appuntamento e partenza alle ore 10.30 in Piazza della Cattedrale.

Sabato 26 ore 15.45Sex in the City – Itinerario nella storia della sessualità. Appuntamento e partenza alle ore 15.45 in Piazza della Cattedrale.

Domenica 27 ore 10.30in BICICLETTA Ferrara Ebraica – Omaggio a Giorgio Bassani. Appuntamento e partenza alle ore 10.30 in Piazza della Cattedrale.

Domenica 27 ore 15.45 Necropolis! Itinerario nelle arti e nella storia patria alla scoperta della rinascimentale Certosa di San Cristoforo. Appuntamento e partenza alle ore 15.45 davanti alla Chiesa di San Cristoforo.

Durata di tutti gli itinerari circa 2 ore. Non occorre la prenotazione. Partecipazione rigorosamente ad offerta libera!

A cura di Alessandro Gulinati

La tv dei ragazzi

Giovanna, la nonna del Corsaro Nero è stata una rivista musicale[1] per ragazzi prodotta e trasmessa dalla Rai nell’autunno 1961.

Alla prima serie ne seguirono altre due, Le nuove avventure di Giovanna, la nonna del Corsaro Nero nel 1962, e Giovanna alla riscossa nel 1966: le prime due stagioni, composte da otto episodi ciascuna, andarono in onda la domenica pomeriggio, la terza – di sei puntate – il sabato, sempre all’interno della tv dei ragazzi sul Programma Nazionale.[2]

Scritto da Vittorio Metz e diretto da Alda Grimaldi, era incentrato sul personaggio di Giovanna, « la nonna-sprint più forte di un bicchiere di gin », interpretata da Anna Campori, e liberamente ispirato alle vicende dei corsari narrate nei romanzi di avventura di Emilio Salgari. Il personaggio della protagonista, ideato da Metz, appare per la prima volta sul settimanale umoristico Marc’Aurelio nel 1935; rivisto ed adattato per la tv dei ragazzi, fu poi stampato in volume nel 1962.[3]

La nonna era capo di una ciurma di bizzarri personaggi, tra cui il distinto maggiordomo Battista (Giulio Marchetti) e il goffo nostromo Nicolino (Pietro De Vico). Loro eterno antagonista era il comandante degli spagnoli, il capitano Squacqueras (Mario Bardella), destinato ad inevitabili e spesso ingloriose sconfitte contro la battagliera nonna.

Fra gli altri interpreti, nelle tre serie, attori come Paolo BonacelliUgo BolognaGiuliana CalandraArmando Francioli, Alvaro Alvisi, Franco Alpestre, Enrico Luzi e Lucio Flauto.[4]

Veniva realizzato e trasmesso dagli studi Rai di Torino: in diretta, come la gran parte dei programmi televisivi in quegli anni, quando non c’era ancora la prassi di registrare una copia.[5] Quindi il programma non esiste nell’archivio della Rai: le uniche immagini non fotografiche sono un breve Super 8, cioè una pellicola amatoriale, girato – senza audio, durante la trasmissione di un episodio – da un collega di Anna Campori, la quale l’ha poi donato alle Teche Rai[6] sul cui sito è ora visionabile. Questo filmato, sia pure di cattiva qualità, è stato anche presentato in alcune trasmissioni di Pippo Baudo come l’unico documento rimasto del famoso programma.

Carlo Molfese realizzò per la RCA la versione discografica di “Giovanna la nonna del corsaro nero” sempre scritta da Vittorio Metz con Anna Campori, Pietro De Vico, Giulio Marchetti con Franco Latini e Renato Izzo. Gli arrangiamenti musicali di Robby Poitevin.

Nel dicembre del 2015 la ERI ha pubblicato un libro (Un doppio hurrà per nonna sprint) di Barbara Scaramucci e Stefano Nespolesi dedicato al programma, con fotografie di scena, bozzetti dei costumi e i copioni della trasmissione: « Il volume, una vera esegesi storiografica della trasmissione, vuole essere un tributo a chi l’ha realizzata ma anche una sorta di risarcimento verso i telespettatori della Rai che non l’hanno dimenticata. »[7]

Indice

Episodi[modifica | modifica wikitesto]

Prima stagione. Giovanna, la nonna del Corsaro Nero

  • Una vecchia di ferro, trasmesso domenica 19 novembre 1961
  • La regina dei Caraibi, trasmesso il 26 novembre 1961
  • Il tesoro degli Incas, trasmesso il 3 dicembre 1961
  • Alla riconquista di un trono, trasmesso il 10 dicembre 1961
  • La nonna alla riscossa, trasmesso il 17 dicembre 1961
  • La città d’oro, trasmesso eccezionalmente sabato 23 dicembre 1961
  • Il vascello fantasma, trasmesso il 31 dicembre 1961
  • Un grande hurrà!, trasmesso il 7 gennaio 1962

Seconda stagione. Le nuove avventure di Giovanna, la nonna del Corsaro Nero

  • La Maschera di Ferro, trasmesso domenica 28 ottobre 1962
  • Giovanna contro i tre moschettieri, trasmesso il 4 novembre 1962
  • Giovanna e il naso di Cyrano, trasmesso l’11 novembre 1962
  • Giovanna in Scozia, trasmesso il 18 novembre 1962
  • L’ultimo Robin Hood, trasmesso il 25 novembre 1962
  • Il tradimento di Nicolino, trasmesso il 2 dicembre 1962
  • Nel covo dei Barbareschi, trasmesso il 9 dicembre 1962
  • I misteri della Bastiglia, trasmesso il 16 dicembre 1962

Terza stagione. Giovanna alla riscossa

  • Nicolino torero, trasmesso sabato 22 ottobre 1966
  • I predoni del deserto, trasmesso il 29 ottobre 1966
  • Giovanna e la regina di Atlantide, trasmesso il 5 novembre 1966
  • Treville e Cyrano contro i tre corsari, trasmesso il 12 novembre 1966
  • Giovanna contro i Thugs, trasmesso il 19 novembre 1966
  • Giovanna nel Cipango, trasmesso il 26 novembre 1966

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ dai giornali dell’epoca
  2. ^ A. Grasso, Enciclopedia della televisione, Garzanti Milano 1996
  3. ^ La Stampa, 29 gennaio 2014
  4. ^ voce dedicata sul sito Il Davinotti
  5. ^ Ufficio Stampa RAI, 3 Febbraio 2014.
  6. ^ Rai Teche: sul sito Super 8 della nonna del corsaro nero, su ufficiostampa.rai.it, Ufficio stampa RAI. URL consultato il 29 aprile 2013 (archiviato dall’url originale il 3 febbraio 2014).
  7. ^ dalla presentazione del libro

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Walter VeltroniGiovanna la nonna del Corsaro Nero, in I programmi che hanno cambiato l’Italia. Quarant’anni di televisioneFeltrinelli, 1992, pp. 114-117
  • Barbara Scaramucci, Stefano Nespolesi, Un Doppio Hurrà per Nonna Sprint. “Giovanna la nonna del Corsaro Nero” e la Tv dei ragazzi degli anni ‘60, Rai Eri, 2015, 120 p.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti

Cinema

Anec

Data: Mercoledì, 08 marzo 2006 alle 17:05:58 CET Argomento: Attualità
Resoconto della conferenza, stampa del 2 marzo 2006 sulla questione del cinema Argentina. Invitati;
Responsabili Media, del territorio Aldo Lotti – Compagnia del Patatrac Mattia Bagnolati – Compagnia del Mangialuna Carlo Polastri – direttore artistico di varie iniziative teatrali UILT – Unione Italiana Libero Teatro Emilia-Romagna
A quelli menzionati sopra (non tutti presenti) si devono aggiungere gli assessori Mestieri e Pancaldi accompagnati dalla dirigente Paola Mazza, che però hanno detto di essere lì per ascoltare e di non voler rilasciare dichiarazioni; due esponenti dell’associa.zione culturale bolognese SPACE e il vicepresidente del circolo Fuori Quadro.
Difficile dare un resoconto oggettivo della conferenza sia perché la materia è tuttora controversa, sia perché la discussione è stata a tratti caotica, ma, visto che stiamo parlando di realtà locali che chiunque può verificare abbastanza agevolmente accedendo alle fonti, invitiamo i nostri quaranta lettori a farlo come utile esercizio di democrazia diretta.
Il fatto è la chiusura del cinema Argentina il 31 gennaio, che ha comportato anche la sospensione della consueta attività teatrale che vi si svolgeva. La chiusura è stata motivata dall’ARCI, che lo gestiva, da ragioni economiche. Può essere utile partire dalle loro spese annue dichiarate: affitto €11.000, utenze € 7000; personale € 14.000 più si intende le spese per noleggio pellicole e annessi e connessi.
L’ amm.ne comunale di Bondeno contribuiva, alle spese di affitto ricevendone in cambio la disponibilità per 20 serate (la maggior parte delle quali utilizzate appunto per la. stagione teatrale, per la quale le compagnie teatrali bondenesi ricevevano un contributo forfettario di circa € 10.000 annue).
Allo stato attuale sembra che l’offerta comunale sia di € 18.000 per affitto locali (che sarebbero così disponibili tutto l’anno) e l’affidamento ad un “imprenditore” per tutto il resto; questo si desumerebbe dalle dichiarazioni rilasciate dall’assessore Saletti alla stampa nei giorni scorsi.
Ovviamente le compagnie teatrali bondenesi , che avevano dato la loro piena disponibilità alla gestione del teatro, hanno ribadito tale volontà unitaria, ribadendo, nel contempo, che è oggi impensabile poter gestire un’attività teatrale in pareggio senza contributi pubblici (che appunto per quest’anno sono stati tagliati dal bilancio comunale).
A proposito di quest’ultimo, almeno per la cultura, ci sarebbe piaciuto riportare le cifre esatte, ma, una nostra richiesta in tal senso inviata e ricevuta 1’11 gennaio 2006, non ha finora ricevuto alcuna risposta; da ciò che si è sentito dovrebbe aggirarsi sui 170.000 euro di cui 42.000 alla, società operaia di Mutuo soccorso, 17.500 alla Pro Loco, 30.000 alle mostre in Pinacoteca ecc. Libero ciascuno di fare le sue valutazioni, e fermo restando che le scelte e la loro responsabilità competono interamente alla giunta, sarebbe lecito comunque conoscere le cifre da fonte ufficiale.
L’associazione Space ha. affermato di essere disposta anch’essa a rilevare l’attività e di avere contattato il proprietario del cinema, il quale avrebbe detto che, se il comune non firma il contratto entro il 15 marzo, si ritiene libero di destinare i locali a tutt’altro uso.
Non avendo voluto i rappresentanti comunali presenti rilasciare alcuna dichiarazione in merito, risulta difficile far luce su tutti queste affermazioni. Nei prossimi giorni pubblicheremo le schede delle attività delle due compagnie teatrali presenti ( del Mangialuna abbiamo comunque parlato in precedenti articoli che potete consultare nell’archivio); vi invitiamo intanto ad intervenire sull’argomento con i vostri commenti.
Link utili: http://www.zeroerreaccapiù.it

l’articolo fa parte dell’archivio di bondeno.com; la foto ritrae una assemblea dell’associazione nazionale esercenti cinema di Ferrara alla quale mi aveva invitato come uditore Bolognesi (gestore del cinema Argentina), di fianco a me Grandi (gestore del omonimo cinema)