Raccolta della carta

Negli anni settanta in Italia non si parlava ancora di raccolta differenziata e forse anche nel resto del mondo l’idea di recuperare materiali come la carta, probabilmente non era molto diffusa.

Per ragranellare un po’ di lire da destinare al finanziamento delle missioni in paesi lontani, a qualche parroco venne l’idea di organizzare raccolte temporanee di carta, materiale che sarebbe stato rivenduto alle cartiere per la produzione di cartone da imballi.

La manodopera per fare il “porta a porta” sarebbe stata fornita gratuitamente dai ragazzi che frequentavano le parrocchie:

uno dei primi esempi di volontariato giovane, diffuso ed entusiasta.

La raccolta della carta a Bondeno si faceva una volta l’anno, iniziò grossomodo a metà degli anni settanta e continuò per diverso tempo. Si svolgeva per un periodo iniziale di tre giorni, poi successivamente di quattro o cinque, indicativamente nella seconda settimana di settembre, quando le scuole dovevano ancora iniziare e le temperature non erano più tanto alte, se non nelle ore centrali della giornata.

Credo di aver partecipato per la prima volta nel 1974 o 1975, accompagnato da mia sorella Cistina. Il luogo in cui venivano accatastate le scatole ed i pacchi di giornali legati con lo spago, era all’angolo tra Viale Matteotti e Viale Marconi, dove ancora non era stata costruita la villa del signor Berzoini.

I più piccoli ed inesperti come me, uscivano per recarsi nei quartieri prestabiliti da un piano accurato insieme a ragazzi più pratici, che avevano già partecipato all’iniziativa nelle edizioni precedenti.

Erano giorni di carretti spinti a mano o a pedali (sempre dai più grandi), di partenze la mattina presto con i maglioncini ed i primi accenni di nebbia, di merende mattutine con la pincia appena sfornata venduta non a peso, ma a pezzi dal valore di 100, 150 o 200 lire per i più golosi ed affamati (anche in questo caso i più grandi).

Chi ha partecipato anche una sola volta, di quell’iniziativa conserva ricordi indelebili: per il clima allegro e giocoso in cui tutto di svolgeva, per tutte la amicizie che sono nate in quei periodi e ancora oggi si conservano, per il rapporto che si instaurava tra i ragazzi e le ragazze più esperte ed i nuovi arrivati, tutti accolti per il contributo che ognuno poteva dare, grande o piccolo che fosse.

Si partecipava vestiti con gli abiti più vecchi, con i quali ci si poteva sedere in terra senza il timore di rovinare o strappare nulla; non c’era la necessità di esibire nessun marchio di scarpe da tennis (secondo la vecchia denominazione) o di jeans, per quanto molti di noi già ambissero ad indossare un paio di Levi’s o di Wrangler.

Alla sera quando l’attività giornaliera di raccolta era terminata, i veterani tiravano fuori le chitarre acustiche e tutti tentavano di imparare e cantare le prime canzoni di Antonello Venditti (“Il treno delle sette”, per esempio), quelle più conosciute di Fabrizio De Andrè (non si andava oltre “La guerra di Piero” o “La canzone di Marinella”) o addirittura quelli che per noi erano i primi successi di Paul Simon e Art Garfunkel (“The Boxer”, “Bridge Over Troubled Water”, “Mrs. Robinson”).

Io ho fatto coppia fissa per molto tempo con un grande amico: Roberto Malaguti, per tutti “Bobo”. Un ragazzo di grande cuore. Lui spingeva e conduceva un carretto a pedali, con la parte riservata al carico di forma quasi quadrata.

Io sedevo sul pianale sotto la sua direzione. Scendevo solo per gli interventi porta a porta, poi via di nuovo sul carretto, anche quando era pieno o si dovevano affrontare le salite: Bobo non mi faceva mai fare un tratto a piedi.

Ancora oggi io e mia moglie pensiamo con grande nostalgia a quei giorni ed al clima che si creava tra tutte le ragazze ed i ragazzi che abbiamo conosciuto in quelle circostanze; capita ancora, per fortuna, di condividere quei ricordi con molti amici che hanno vissuto insieme a noi quell’esperienza e di ricordare quelli che, seppur giovani, non sono più tra noi.

Andrea Guerzoni in Siamo di Bondeno se (gruppo Facebook)

Interno verde

Interno Verde chiude nella meraviglia dei giardini il calendario dell’estate estense. Il festival dedicato all’anima più segreta e rigogliosa di Ferrara si svolgerà sabato 17 e domenica 18 settembre. In vista di questo appuntamento, la manifestazione cerca piccoli e grandi giardini segreti, corti fiorite, insospettabili angoli di quiete celati dietro le facciate dei palazzi. Dopo la positiva esperienza delle precedenti edizioni, tanti sono gli spazi che hanno già confermato la loro adesione, ma la call resta aperta. Chiunque fosse interessato a conoscere meglio l’evento per valutare, insieme alla propria famiglia o ai propri condomini, se candidare il proprio giardino o cortile può scrivere a info@internoverde.it, oppure telefonare al numero 3391524410. Gli organizzatori sono a disposizione per approfondimenti e sopralluoghi.

Rassegna stampa

Tra le notizie che anche Microsoft, se avete il suo sistema operativo, comunica ogni mattina spicca : “In caso di omessa, tardiva o errata trasmissione dei dati al Sistema tessera sanitaria, l’Agenzia delle Entrate ha comunicato l’erogazione di una multa da 100 euro per ogni comunicazione non adeguata. La misura riguarderà le aziende sanitarie locali, le aziende ospedaliere, i policlinici universitari, gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, i presidi di specialistica ambulatoriale, le farmacie pubbliche e private, le strutture per l’erogazione delle prestazioni di assistenza protesica e di assistenza integrativa, gli iscritti all’Albo dei medici chirurghi e degli odontoiatri e gli altri presidi e strutture accreditati per l’erogazione dei servizi sanitari.”

Eppure mi ricordo che per il singolo non c’è l’obbligo; prevedo che questo sarà il passo successivo…

Tra le notizie curiose una neonata si sveglia al suo funerale!

Come consuetudine si chiude col tempo Un’eccezionale ondata di maltempo ha caratterizzato la notte del 24 maggio in Veneto. Vento forte, pioggia e un’intensa grandinata hanno interessato il Veneto del nord. I fenomeni sono stati particolarmente intensi nella zona dell’asolano e di Bassano del Grappa.

Centri estivi

Dal 6 giugno al 9 settembre saranno attivi i Centri Estivi Comunali di Bondeno, per la prima volta dopo due anni senza le cosiddette ‘bolle covid’ che imponevano ingressi contingentati. Modulo di iscrizione scaricabile aprendo l’articolo.

Sono aperte le iscrizioni per tutti i bambini e i ragazzi dai 3 ai 14 anni, che potranno prenotarsi per una o più delle settimane disponibili, usufruendo degli appositi carnet. «L’allentamento della morsa pandemica consente di tornare alla normalità anche nei nostri centri estivi – commenta il sindaco, Simone Saletti –, un fattore indispensabile per tornare alla consuetudinaria socializzazione giovanile. Bambini e ragazzi hanno indubbiamente sofferto tanto le limitazioni dettate dall’emergenza sanitaria, ed è giusto che adesso tornino a riappropriarsi delle fondamentali abitudini che solo fino a due anni fa davamo per scontate».

I centri estivi comunali sono operativi, da giugno a settembre, dal lunedì al venerdì dalle 7.30 del mattino fino alle 17.30. L’iscrizione si effettua scaricando e compilando l’apposito modulo di richiesta riportata di seguito. Il pagamento delle tariffe dovrà essere effettuato tramite PagoPA, attraverso un modulo inviato via mail dagli uffici comunali. Bisognerà regolarizzare il pagamento prima dell’inizio della frequenza ai centri estivi.

«Le famiglie possono scegliere una duplice modalità di iscrizione – entra nel dettaglio l’assessore alle Politiche giovanili, Francesca Aria Poltronieri –: un carnet da 10 ingressi, del costo di 180 euro, oppure un carnet da 20 ingressi, del costo di 300 euro. Naturalmente, i carnet sono rinnovabili al termine dei giorni disponibili, e le famiglie possono scegliere liberamente in quali settimane portare i propri figli ai centri. Siamo soddisfatti che si torni alla normalità degli accessi – chiosa l’assessore –: lo stare insieme fa bene ai ragazzi di tutte le età, ed è giusto che finalmente i nostri giovani tornino a passare un’estate normale».

DOCUMENTI UTILI

Di seguito, le informazioni generali: Volantino

Di seguito, il modulo di richiesta di iscrizione: Modulo iscrizione

Storia locale

1° Maggio 1902. Fu inaugurata 120 anni fa la prima Casa del Popolo di Bondeno, il progetto fu di Giovanni Facchini e venne ubicata proprio di fianco al teatro comunale. Il discorso inaugurale fu tenuto dal noto politico socialista Camillo Prampolini. Appena due anni dopo, nel 1904, per motivi ancora oggi sconosciuti l’immobile venne venduto alla Società Operaia che ne fece la propria sede fino all’avvento della seconda guerra mondiale. Nel dopoguerra fu ampliato e trasformato in pastificio dai fratelli Rossi.

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Sereno variabile

Esiste una correlazione tra le due improvvide decisioni. Per armarsi seguendo la volontà del padrone a stelle e strisce, proseguendo in una politica inesistente e servile, non occorre grande cultura. Per svolgere le mansioni assegnate –  camerieri o addetti al catering, anche bellico- basta un’istruzione sommaria. Si può affermare che l’Italia investe sull’ignoranza dei suoi giovani, tenacemente perseguita da decenni di incuria, innumerevoli fallimentari riforme scolastiche e, soprattutto, di clamorosa indifferenza nei confronti della cultura, il più rilevante patrimonio immateriale della nostra nazione.

Viene in mente la lirica del ventenne Giacomo Leopardi all’Italia: “vedo le mura e gli archi e le colonne, ma la gloria non vedo”. Due secoli dopo, le vestigia sono nascoste dagli orrendi parallelepipedi del centri commerciali e i muri imbrattati da improbabili geroglifici, le prestazioni di sedicenti artisti di strada. La bruttezza ha conquistato il Bel Paese- ridotto a marca di formaggio – sulle ali di un’ignoranza soddisfatta di sé, segno di un popolo imbarbarito che ha sostituito il look alla bellezza trasmessa dai padri.

Per le giovani generazioni italiane- le ultime di un popolo in estinzione? –  vediamo tre alternative. La prima riguarda il gregge: accettare la situazione e, all’italiana, cercare di trarne profitto personale. E’ la regola da otto secoli, da quando ci dividemmo tra Guelfi e Ghibellini per conto di stranieri.  La seconda, triste ma inevitabile, è emigrare, riprendere in mano il proprio destino rompendo con una nazione morente, indifferente ai suoi figli, disinteressata a riprodurre se stessa e trasmettere i tesori ricevuti di civiltà, conoscenza, cultura, prosperità a generazioni capaci di ridar loro vita. La terza opzione è lottare, da posizioni di minoranza – estrema, incompresa, spesso ridicolizzata- per rendere testimonianza a chi ci sostituirà come abitatori di questa piccola penisola. Non tutti vollero cancellare l’Italia, la cultura, il suo popolo, la sua lingua, il suo specifico ruolo nel mondo. Non tutti investirono sulla fine, l’oblio e l’ignoranza. Forse a qualcuno interesserà, domani o dopodomani. Oggi, non resta che stringere i denti, non cedere allo scoraggiamento, non contribuire al deserto che avanza.

L’articolo Se l’Italia investe nell’ ignoranza proviene da Blondet & Friends.