La storia della borsa usata

IL BARATTO A FERRARA D’INIZIO SETTEMBRE: COM’E’ ANDATA
Non è la prima volta che teniamo un baratto in scec a Ferrara e come sempre i numeri, ma soprattutto l’entusiasmo di organizzatori e fruitori, ci dicono che è stato un successo.
Soprattutto l’opportunità di unire due gruppi “barattosi”, in un contesto di mutuo supporto, che ha visto in contemporanea dagli 8 agli 11 volontari per giornata: il gruppo di San Bartolomeo in Bosco e il gruppo legato al CSV di Ferrara.

I numeri delle 5 giornate di baratto ( più una di sola raccolta ) parlano chiaro, anche perché sono stati pedissequamente segnati, conteggiati e raggruppati:
in totale sono stati scambiati 1647 oggetti, di cui 672 abiti, 603 tra scarpe borse giochi e libri, 166 abitini da bimbi e infine i “piccolissimi” che hanno totalizzato 201 scambi.
Abbiamo utilizzato in totale di 2619 scec di cui rimasti in circolo  977 scec.
Se volete divertirvi a fare i conteggi per la prova del nove vi accorgerete che non tornano. I conti non tornano mai …  Come mai? E’ molto semplice. Nei territori in cui lo scec non è una realtà completamente nuova, possono ritornare, ad ogni baratto, scec di precedenti baratti, scec di baratti avvenuti in altre zone o scec di associati che hanno le mazzette da 100 o 50, magari di persone che ottengono l’oggetto tramite uno scec ma non hanno portato nessun oggetto in cambio. Fa parte del circolo della ricchezza, della fungibilità dello scec  e del meccanismo di utilizzo degli scec divulgativi. Lo scec circola e questo, al di là della precisione dei conteggi, è in definitiva il nostro obiettivo.
Alcuni scec sono ritornati particolarmente “vissuti”, altri sono ancora molto “nuovi”: ciascuno ha un suo rapporto tutto personale con questi fogliettini di carta colorati.
Le persone che partecipano ai baratti ferraresi ritengono che questa occasione sia importante per rinsaldare le conoscenze, i legami e la collaborazione delle famiglie, in modo che si possano generare rapporti fiduciari e poi, in seguito, di mutua solidarietà , mutuo supporto, creatività di gruppo. Nulla di più in linea con i nostri desideri. Lavoreremo affinchè da queste iniziative, in cui coltiviamo la conoscenza reciproca, possano nascere progetti a sostegno delle famiglie.
Vi lascio con una storia curiosa legata a questo baratto.

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LA STORIA DELLA BORSA USATA
Il giorno di raccolta arrivano al centro alcuni extracomunitari che non sanno la lingua italiana. La mediatrice è assente e comunicare diventa problematico. Gli stranieri pensano che si stia effettuando una raccolta caritatevole e pensano di poter prendere qualche oggetto liberamente.
Una delle volontarie, Ara, riesce a comunicare in inglese che non si tratta di banco caritatevole ma di un baratto in cui per avere un oggetto si deve portare un altro oggetto.
Il gruppetto comprende, restituisce gli oggetti e si siede buono buono su una panchina in attesa della mediatrice.
A un certo punto una delle donne prende la sua vecchia borsa e la svuota violentemente sul pavimento. Qualcuno pensa che voglia dimostrare di non aver rubato nulla, ma in realtà la donna prende la sua borsa, tutta vecchia e rovinata, e chiede  di barattarla con un paio di scarpe. Evidentemente le aveva strategicamente puntate fin dall’inizio ( come la capisco!! ).
La borsa è molto rovinata ma il gesto colpisce molto le volontarie che accettano il cambio scarpe-borsa;  sono convinte che, così brutta, la borsa non sarebbe mai stata scambiata durante la festa.

Le giornate di baratto hanno inizio e, incredibilmente, senza neppure troppa attesa, la borsa viene presa. Felicemente presa!  Ara segue con discrezione l’evolversi dei fatti e sa esattamente chi e per cosa è stata scambiata. Una delle signore più “in vista” e ricche della città si è innamorata di quella vecchia, usata e rovinata borsa e la sceglie, fra tanti, come oggetto del suo desiderio. Un amore a prima vista, scambiato con … indovinate un po’?
Un bellissimo, nuovissimo e ricchissimo abito di Lagerfeld, che tutte le volontarie si sono provate nella speranza di poterselo portare a casa ( niente da fare, l’abito è andato ad una avvocatessa ).
Il commento di Ara, che mi racconta la storia, è chiaro “quella borsa doveva avere una energia fortissima”.
Ne sono convinta. Ci siamo chieste se la donna ricca avrebbe preso ugualmente la borsa se avesse saputo da dove veniva e l’uso che ne era stato fatto fino a poche ore prima. Non lo sapremo mai.
Sappiamo però che gli oggetti portano con sè storie importanti, strane, divertenti e che con questi baratti consentiamo a queste storie di arricchirsi, sommarsi, allungarsi mentre prolunghiamo anche la vita dell’oggetto stesso.
Visita la Galleria Immagini

Autore: bondeno

redazione bondeno.com

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