Due incontri con Haim Baharier al Festival Letteratura di Mantova

Il Festival Letteratura di Mantova è un appuntamento annuale che aspetto sempre con grande entusiasmo: scandisce la fine dell’estate regalandomi una serie di suggerimenti per le letture invernali o dandomi la possibilità di approfondire la conoscenza di alcuni autori che amo.

Quest’anno –tra agli altri- ho avuto modo di seguire le ‘lezioni’ di Haim Baharier, studioso di ermeneutica ed esegesi biblica già molto apprezzato nell’ambiente milanese, città dove abita con la famiglia.
Nasce a Parigi da genitori ebrei di origine polacca e studia con alcuni degli esponenti più importanti del pensiero filosofico francese del Novecento, come Emmanuel Lévinas, Léon Askenazi e il Rabbi Israel di Gur.
Si trasferisce negli anni settanta in Italia continuando a coltivare il suo interesse per la filosofia, ma anche per la matematica, la psicanalisi e lavora come consulente aziendale.
Al Festival ha portato il suo libro La Genesi spiegata da mia figlia (con la quale nel 2006 ha tenuto sei lezioni sull’interpretazione della Torà al Teatro Dal Verme di Milano), ma soprattutto ci ha parlato del pensiero ebraico espresso nelle parole del Pentateuco.
Difficile riassumere in poche righe lo spessore e la profondità delle riflessioni proposte: tutte quante partono da una attenta lettura delle parole dell’Antico Testamento –dalla Genesi per esempio-, ciascuna analizzata nei suoi significati possibili, cercando di far affiorare il pensiero che le sottende.
Il lavoro dell’esegeta è quello di rapportarsi al testo con rispetto ma con spirito critico, cercando di non dar per scontato il significato di ciò che si legge, anzi, di rifiutare la strada già segnata, l’interpretazione scontata –che consola e rassicura–, cercando il percorso del pensiero di Dio attraverso il significato più profondo della sua parola.
Parallelamente, Baharier ci suggerisce di porci nei confronti della vita come si pone la Luna nei confronti del Sole –e di Dio che li ha creati- nel 16° versetto della Genesi: la sua posizione subordinata di astro più piccolo e meno luminoso che, inconsolabile, si oppone ad un destino che sembra segnato.
E’ questa una sorta di ‘ingiustizia fondante’ sentita come dolorosa ma necessaria per dar modo al ‘piccolo’ (la Luna ma anche l’uomo) di usare la sua posizione svantaggiata come leva per raggiungerene una non più subordinata.
Questa protesta deve, secondo Baharier, essere portata avanti sistematicamente, fino a farle assumere un carattere etico di ‘rivoluzione permanente’ del Piccolo che non si rassegna mai alla sua condizione di secondo.
E per lo studioso ciò è possibile solo se il pensiero dell’uomo non si arrende ma cerca continuamente di precisare se stesso, di correggersi, di mutare, di valutare, di criticare, di interpretare.
La responsabilità di noi tutti quindi risiede nella nostra capacità critica di interpretare il mondo e ciò che accade, che diviene un percorso etico identitario in continua evoluzione.
Consiglio senz’altro quindi la lettura di La Genesi spiegata da mia figlia Garzanti, 2006 (curioso e indicativo questo ‘da’ e non ‘a’ mia figlia, infatti nella tradizione ebraica ogni bambino che nasce conserva una sorta di ‘sapienza prenatale’ della parola divina che può essere recuperata attraverso la lettura dell’opera biblica), come testo che propone un approfondimento della parola della Torà, che apre ad una revisione delle proprie convinzioni o che può infondere fiducia nelle possibilità del singolo e nella sua responsabilità attiva di pensiero.

Elisa Chiodarelli

Autore: bondeno

redazione bondeno.com

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